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AMON DÜÜL II duul PHALLUS DEI base UDB 8028 LP 1986 IT

49,00

1 disponibili

Categoria:

Descrizione

PREMESSA: LA SUPERIORITA’ DELLA MUSICA SU VINILE E’ ANCOR OGGI SANCITA, NOTORIA ED EVIDENTE. NON TANTO DA UN PUNTO DI VISTA DI RESA, QUALITA’ E PULIZIA DEL SUONO, TANTOMENO DA QUELLO DEL RIMPIANTO RETROSPETTIVO E NOSTALGICO , MA SOPRATTUTTO DA QUELLO PIU’ PALPABILE ED INOPPUGNABILE DELL’ ESSENZA, DELL’ ANIMA E DELLA SUBLIMAZIONE CREATIVA. IL DISCO IN VINILE HA PULSAZIONE ARTISTICA, PASSIONE ARMONICA E SPLENDORE GRAFICO , E’ PIACEVOLE DA OSSERVARE E DA TENERE IN MANO, RISPLENDE, PROFUMA E VIBRA DI VITA, DI EMOZIONE E  DI SENSIBILITA’. E’ TUTTO QUELLO CHE NON E’ E NON POTRA’ MAI ESSERE IL CD, CHE AL CONTRARIO E’ SOLO UN OGGETTO MERAMENTE COMMERCIALE, POVERO, ARIDO, CINICO, STERILE ED ORWELLIANO,  UNA DEGENERAZIONE INDUSTRIALE SCHIZOFRENICA E NECROFILA, LA DESOLANTE SOLUZIONE FINALE DELL’ AVIDITA’ DEL MERCATO E DELL’ ARROGANZA DEI DISCOGRAFICI .

AMON DÜÜL  2
phallus dei

Disco LP 33 giri , 1969, this is 1986’s reissue, base record , UDB 8028, italia

ECCELLENTI CONDIZIONI, vinyl ex++/NM , cover ex++/NM

Gli Amon Duul sono un gruppo rock tedesco.

Alla fine degli anni 60 vicino a Monaco di Baviera una comune
sperimentava lunghe sessioni musicali basate soprattutto sull’uso delle
percussioni. Alcune di queste sessioni venivano registrate e fu diffuso
un doppio LP denominato semplicemente Amon Duul.

All’interno di questo gruppo alcuni elementi decisero di compiere
una ricerca musicale più formale, con una traccia musicale meglio
definita, testi e utilizzo degli strumenti tipici del rock e di
derivazione classica e orientale. Questi elementi diedero vita al
gruppo degli Amon Duul II, il cui nucleo originario era costituito da
Chris Karrer, John Weinzierl, Lothar Meid, Peter Leopold, Falk Rogner,
Renate Knaup.

La loro prima apparizione fu al concerto rock di Essen, nel 1969 e il loro primo album usci nel 1969: Phallus Dei.
L’album è considerato una pietra miliare nella storia del rock tedesco,
e gli Amon Duul II sono senz’altro il gruppo di riferimento del
cosiddetto krautrock.

La storia musicale degli Amon Duul II continua con:

Yeti, del 1970, album doppio, con un primo disco che segue un
classico schema e un secondo costituito da due lunghe sessioni
improvvisate.

Dance of the Lemmings, 1971, album quasi interamente
sperimentale, maturo, ricco di riferimenti alle esperienze musicali più
avanzate di quegli anni: Pink Floyd, Soft Machine oltre che musica
classica.

Carnival in Babylon (1972) e Wolf City (1972) sono due classici album di un rock più maturo, musicalmente ormai rifinito e definito.

Successivamente segue un periodo meno originale, più attento al
mercato di un gruppo che ormai è noto anche al di fuori della schiera
degli appassionati.

Molti dei componenti del gruppo lavorano con altre band attive
soprattutto nel filone dello space rock inglese (Hawkind) e del
progressive rock tedesco (Popol Vuh, Embryo).

Amon Düül

Phallus Dei was the first album by German band Amon Düül II. The title translates into English as “God’s Penis”. The album was the result of the Amon Düül commune in Munich
splitting, perhaps due to some members of the original Amon Düül’s
musical ineptitude. The album is a cornerstone of German psychedelic
music because of its layered guitars, abstract percussion, and
chant-like vocals. It is heavily cited (alongside Can‘s Monster Movie) as the original Krautrock album.

  • Etichetta:  Base Record
  • Catalogo: UDB 8028
  • Data di pubblicazione: 1986 
  • Supporto:vinile 33 giri
  • Tipo audio: stereo
  • Dimensioni: 30 cm.
  • Facciate: 2
  • white paper inner sleeve

Formazione / The band:

Bass –

Dave Anderson (3)

Bass, Guitar –

John Weinzierl

Bongos, Violin, Vocals –

Shrat

Drums [Turkish] –

Holger Trülzsch

Drums, Cymbal [Electric] –

Dieter Serfas

Drums, Percussion, Piano –

Peter Leopold

Organ, Synthesizer –

Falk-Ulrich Rogner

Producer –

Olaf Kübler

Vibraphone –

Christian Borchard

Violin, Guitar, Saxophone, Vocals –

Chris Karrer

Vocals, Tambourine –

Renate Knaup

Tracce

A1   Kanaan (3:56)
A2   Dem Guten, Schönen, Wahren (6:00)
A3   Luzifers Gholom (8:02)
A4   Henriette Krötenschwanz (1:59)
B1   Phallus Dei (20:45)

Amon Düül

L’acid-rock luciferino


Atmosfere
esoteriche e percussioni tribali, suoni da incubo e visioni lisergiche
dagli inferi più profondi del rock.
Tutto questo convive nella musica
degli Amon Düül II, la formazione più “oscura” dell’avanguardia tedesca
a cavallo tra i Sessanta e i Settanta.

Amon Düül
Nella Germania di fine anni
Sessanta, fervida fucina di avanguardie culturali – dal cinema
(Wenders, Herzog, Fassbinder) al rock (Can, Popol Vuh, Ash-Ra Tempel, Tangerine Dream) – e pervasa dal clima di protesta sociale post ’68, nasce il progetto Amon Düül
(dal nome del dio egiziano del sole, Amon, e dal personaggio di un
romanzo turco, Düül). Il nucleo originario della band si forma a
Monaco, in una comune anarchico-freak di una dozzina di persone, parte
del movimento internazionale contro la guerra, dove, tra amore libero e
droghe psichedeliche, si organizzano sessioni di registrazione di
free-rock. E’ musica sperimentale, fortemente impegnata a livello
politico, legata com’è all’utopia del flower-power imperante anche
oltre Oceano. Si spazia dall’electric free-rock a libere digressioni
acustiche, dal rock beat al folk più tribale: suoni che prefigurano il
caos e l’energia condensati più tardi nella musica punk.

Nella formazione, alquanto precaria, si opera presto una scissione:
da una parte gli Amon Düül I, con i fratelli Leopold (Peter e Ulrich) e
Rainer Bauer; dall’altra gli Amon Düül II, con Chris Karrer, John
Weinzierl, Falk Rogner e la cantante Renate Knaup-Krotenschwanz. I
primi incidono per la Metronome, i secondi per la Liberty, con la
supervisione del guru dell’indie rock tedesco, Olaf Kubler.

Il legame con la psichedelia acid-rock di Grateful Dead e Jefferson Airplane è tangibile nell’album d’esordio omonimo di Amon Düül I e ancor di più nel loro successivo Para Dieswarts Dull
(1970), pubblicato dalla Ohr di Rolf-Ulrich Kaiser. Il primo lato del
disco contiene la lunga suite di “Love Is Peace”, suddivisa in tre
parti; inizialmente la voce di Dadam si inserisce in un soffice
contesto acustico, cantando di terre mitiche dove l’amore e la pace
esistono ancora; segue una serie di densi arpeggi di chitarra che
contribuiscono a creare un clima di calma irreale, fino
all’improvvisazione psichedelica degli ultimi cinque minuti, che dà
sfogo all’attitudine free-form della band. Nel secondo lato, “Snow Your
Thurst And Sun Your Open Mouth” è un free-rock acido, accompagnato da
percussioni e batteria ipnotica, con le chitarre stranianti che
sembrano voler evocare le visioni ultraterrene procurate dall’Lsd.
L’album si chiude con “Paramechanische Welt”, che mescola percussioni
ossessive e sonorità folk.

Ma presto gli Amon Düül II prendono il sopravvento sui “cugini”, in
virtù di sonorità più complesse ed elaborate. Già attivi dal 1968 al
tempo delle giornate di Essen (Essenen Festival ’68) con la loro
psichedelia d’avanguardia, Weinzierl e soci si affermano come
portabandiera di quel kraut-rock che esplode in Germania con gruppi
come Can,
Tangerine Dream, Ash-Ra Temple. Propongono dapprima una libera forma di
psichedelia e uno stile eclettico, nel quale si mescolano rumorosamente
sonorità acustiche, orientaleggianti ed elettroniche, nel segno di Jefferson Airplane, Grateful Dead
e Pink Floyd. Ma presto il loro sound si fa più complesso, dando vita a
una sorta di “opera rock” pagana e naif che impone la band
all’attenzione internazionale.

E’ una formazione molto numerosa quella che dà via al primo disco targato Amon Düül II, Phallus Dei . L’opera contiene quattro brani, più la lunga title track finale di 20 minuti. L’ ouverture
di “Kanaan” introduce subito in un mondo arcano e inquietante, pervaso
da suoni esotici ed esoterici, con uno sfondo di cori lugubri che
evocano cupi orizzonti infernali. “Dem Guten, Schonen, Wahren” è un
altro incubo psicanalitico, tra percussioni tribali e ambientazioni
psichedeliche. “Luzifers Ghilom” non accenna ad attenuare la carica
blasfema di queste sonorità allucinate e terrificanti, con un canto
che, lasciato fluttuare in un mare di rumori, si fa sempre più
straniato e folle, con i cori femminili ad accrescere l’effetto
onirico. I vocalizzi demoniaci della cantante proseguono anche in
“Henriette Krotenschwanz”, un brano più breve che evoca la lunga notte
dell’Inquisizione. La title track inizia con una sequela di rumori
cosmici, tra grida disperate e archi impazziti, sfociando in una serie
di improvvisazioni sempre più sghembe e caotiche. Il risultato è una
sorta di “nirvana acido”, raggiunto attraverso un’orgia sonora vicina a
quelle dei Velvet Underground.
Gli strumenti suonano scoordinati e dissonanti, primo tra tutti il
violino (lo strumento del diavolo), che insieme ad organo e cori sembra
quasi condurre in un ideale viaggio nel girone dei dannati.

Il successivo Yeti riprende questo curioso esperimento, combinando citazioni di

Frank Zappa ed elettronica “povera”, sonorità orientali e psichedelia. Dance of the Lemmings
(1971) accentua ulteriormente la dimensione “lisergica”: chitarre
filtrate più o meno duramente, percussioni etniche e sperimentalismi
elettronici. Tutto è fatto per spingere l’ascoltatore ad una
esplorazione psichedelica che lo porta in spazi lontani,
inconsapevolmente. Un po’ come i Popol Vuh che – come in una comune – hanno condiviso con i Düül II alcuni musicisti.

Guidata da Renate Knaup-Krotenschwanz, sorta di Grace Slick teutonica, la formazione bavarese intraprende una tournée in Gran Bretagna, dalla quale scaturisce Live in London
. Col tempo la loro musica si fa però più insipida, perdendo la carica
demoniaca degli esordi e virando verso una psichedelia da salotto,
seppur connotata sempre da un fondo oscuro. Vive La Trance è il
primo esempio di questo nuovo corso. Iniziano così le defezioni: prima
Olaf Kubler fa mancare il suo appoggio, quindi è il bassista Meid ad
abbandonare dopo Hijack, quindi tocca alla Knaup lasciare il gruppo
(dopo Made in Germany ) per approdare nei Popol Vuh.
Weinzierl “resiste” ancora fino al 1978, quindi si unisce agli Embryo.
Un anno dopo gli Amon Düül II si rassegnano allo scioglimento. La
reunion del 1981 produce Vortex ma non aggiunge nulla di significativo al loro repertorio.

Dal 2001 la band si è riunita per tenere una serie di concerti in Europa e negli Stati Uniti, con una line-up
che comprende Renate Knaup-Krötenschwanz (voce), Lothar Meid (basso),
Chris Karrer (chitarra, sax), John Weinzierl (chitarra), Peter Leopold
(batteria), P. P. Kuhnen (congas), Jan Kahlert (percussioni). Nel
frattempo, la musica degli Amon Düül II è diventata seme fertile per
una moltitudine di band dedite alla riscoperta del “kraut-rock”, dagli Stereolab ai Tortoise, da Julian Cope ai Mouse on Mars.
Ma si può dire che la natura oscura e “luciferina” del loro sound abbia
influenzato in qualche modo anche il movimento del gothic-rock.

Amon Duul II
Amon Düül II was born of an artistic and political community’s scission called Amon Düül
(who recorded during the late sixties a long live session made around
collective and free musical improvisations). The band emerged from the
underground German rock scene with a very original and eccentric album
called “Phallus Dei” (1969). The musicians who participated to this
delirious and psychedelic experience were (among others) Peter Leopold (ex Amon Düül), the front woman and singer Renate Knaup, John Weinzierl on the guitars… with guests as Holger Trützsch who plays tribal percussions (original member of Popol Vuh).
Then almost with the same musicians the band recorded the seminal
“Yeti” (1970). An album in a similar vein than the previous but more
accomplished (with a couple of structured songs always with numerous
pieces of epic improvisations). “Yeti” will launch Amon Düül II career
outside Germany. The same year the bass guitarist Dave Anderson leaves
the band to join Hawkwind.

“Tanz Der Lemminge” which follows directly “Yeti” is an impressive
work with a great diversity of powerful, emotional songs with some folk
accents next to long free space jamming. Recorded in 1972, “Carnival in
Babylon” announces a slight new musical direction taken by the band.
This album is dominated by shorter songs with the omnipresent and
beautiful Renate Knaup’s vocals. A more conventional work with a few
memorable prog-folk ballads. The classical period of the band will end
with “Wolf City” (1972) and “Vive La Trance” (1973). After the
departure of Renate Knaup who joins Popol Vuh in 1974 and the release
of a few albums, Amon Düül II split up. In 1981, with the album
“Vortex” Chris Karrer tried without success to reform the band.


Nella Germania di fine anni 60, fucina di
avanguardie culturali – dal cinema (Wenders, Herzog, Fassbinder) al
rock (Can, Popol Vuh, Ash-Ra Temple, Tangerine Dream) – e pervasa dal
clima di protesta sociale post ’68, nasce il progetto Amon Düül (dal nome del dio egiziano del
sole, Amon, e dal personaggio di un romanzo turco, Düül). Il nucleo originario
della band si forma a Monaco, in una comune anarchico-freak di una dozzina di
persone, parte del movimento internazionale contro la guerra, dove, tra amore
libero e droghe psichedeliche, si organizzano sessioni di registrazione di
free-rock.

Nella formazione si opera presto una scissione: da una parte gli
Amon Düül I, con i fratelli Leopold (Peter e Ulrich) e Rainer Bauer; dall’altra
gli Amon Düül II, con Chris Karrer, John
Weinzierl, Falk Rogner e la cantante Renate Knaup-Krotenschwanz. I primi
incidono per la Metronome, i secondi per la Liberty, con la supervisione del
guru dell’indie-rock tedesco, Olaf Kubler.

Gli Amon Düül II prendono presto il sopravvento sui “cugini”,
sviluppandone le intuizioni in sonorità più complesse, in bilico tra avanguardia
e primitivismo naif. La loro ricetta è una libera forma di psichedelia, nel
segno di Jefferson
Airplane
, Grateful Dead e
Pink Floyd, nella quale si
mescolano rumorosamente sonorità acustiche, orientaleggianti ed elettroniche,
oltre a un senso del gotico tipicamente teutonico. Un sound che confluisce nel
loro album d’esordio “Phallus Dei”.

Il disco, sorta di “opera rock” all’insegna di un ritualismo
pagano, contiene quattro brani, più la lunga title-track finale di 20 minuti (la
versione rimasterizzata su cd comprende anche i quattro “Freak Out Requiem” e
“Cymbals In The End”). Quella degli Amon Düül II è musica sperimentale,
fortemente impegnata a livello politico, legata com’è all’utopia “flower-power”
imperante anche oltre Oceano. Si spazia dall’electric free-rock a libere
digressioni acustiche, dal rock beat al folk più tribale: suoni che prefigurano
il caos e l’energia condensati più tardi nella musica punk.

La magnifica ouverture di “Kanaan” introduce subito in un mondo
arcano, pervaso da suoni mediorientali ed esoterici, con uno sfondo di cori
lugubri a spalancare orizzonti da inferno dantesco. La magia di questa danza
stregonesca nasce dalla combinazione dell’energia rock (i riff di basso, le
scariche elettriche della chitarra) con l’esotismo di archi e sitar,
dall’alternarsi del canto grottescamente “bowiano” di Lothar Meid e dei
vocalizzi ipnotici di Renate Knaup. “Dem Guten, Schonen, Wahren” è un altro
incubo psicanalitico: aperto addirittura da un mellotron, il brano sprofonda
presto in un caos di urla luciferine, violini assassini, percussioni tribali ed
effetti psichedelici; il bizzarro canto in falsetto di Meid sembra quasi seguire
una via tutta sua, lontana dalle linee melodiche principali, mentre il testo,
infantilmente onirico, lascia filtrare qualche raggio di speranza in tanto
grandguignol.

Il psych-folk di “Luzifers Ghilom” non accenna ad attenuare la
carica blasfema di queste sonorità allucinate e terrificanti, con continui cambi
di tempo e un canto che, lasciato fluttuare in un mare di rumori e di
percussioni (tra cui i bongo di Shrat), si fa sempre più straniato e folle,
mentre i cori femminili acuiscono l’effetto straniante. I vocalizzi demoniaci
della cantante proseguono in “Henriette Krotenschwanz”, brano più breve che
evoca la lunga notte dell’Inquisizione culminando in una corale marcia militare.

Il climax di questo sabbah infernale si raggiunge con la title
track, una jam di oltre venti minuti che infila una sequenza di spettacolari
trovate sonore. L’inizio è sommesso, ma presto sopravviene una sequela di droni
e rumori cosmici, grida disperate e archi impazziti. Quindi, la band suona
coralmente, sfoderando una serie di improvvisazioni sempre più sghembe e
caotiche, con le percussioni a martellare sullo sfondo. Dopo un veloce assolo di
violino, il brano assume definitivamente le sembianze d’una jam percussiva,
accompagnata dai vocalizzi sempre più deliranti di Karrer. Il risultato è
un’0rgia da “nirvana acido” degna dei Velvet Underground. Gli
strumenti suonano tutti scoordinati e dissonanti, primo tra tutti il violino (lo
strumento del diavolo), che insieme a organo, cori e percussioni africane sembra
condurre per mano l’ascoltatore in questo ideale viaggio nel girone dei dannati,
alla ricerca degli aspetti più torbidi dell’animo umano.

Disco titanico, vulcano d’infinite risorse sonore, “Phallus Dei”
può essere considerato a ragione la risposta tedesca all’acid-blues americano e
al nascente progressive-rock britannico. Sarà seguito da altri due album-cardine
del rock teutonico quali “Yeti” (1970) e “Dance Of The Lemmings” (1971).

Informazioni aggiuntive

Genere Rock internazionale

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