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DOLCE VITA # 9 annalaura pedron pere ubu bilal polonia irlanda otar ioseliani

14,90

1 disponibili

Descrizione

DOLCE VITA magazine

LE ENERGIE FONDAMENTALI

Rara e straripante rivista di suggestioni metropolitane, comics, arte e cultura grafica dei tardi anni ottanta: superba, raffinata e d’elite, è veramente  monumentale e tracotante sia nelle dimensioni che nei contenuti. 

Diretta, bilanciata e parzialmente moderata nella tendenza verso gli eccessi dal saggio e pacato Oreste Del Buono, veicolava un’ anima fumettistica prestigiosa , robusta, d’avanguardia e sapidamente assortita ( Igort, Brolli, Carpinteri, Mattotti, Fara, Giacon, Ghermandi e tutti i reduci e fuoriusciti dalle coraggiose comunità artistiche autogestite di Pennino d’acciaio -Pinguino-Valvoline-Alter-Trax Xtra ecc , oltre a qualche innesto internazionale di rinforzo come Loustal, Swarte, Muñoz, ecc), affiancata da una serie di accattivanti e  pregevoli contributi letterari, saggistici e d’opinione affidati a firme celebri, autorevoli e altisonanti, come Aldo Busi, Toni Capuozzo, Tonino Guerra, Enrico Deaglio ecc.



N. 9 del Giugno 1988, Editore GEDIT Gruppo Edimedica

 

COVER : ENKI BILAL

contents / ingredienti:


SERVIZI

– visto che ormai gli scorbutici e poco socievoli buoi sovietici sono tutti scappati, la POLONIA dopo decenni di repressione e di purghe antisemitiche può finalmente riaprire i cancelli agli stranieri e ai propri cittadini in precedenza esiliati o costretti ad espatriare

– ultima micidiale dose di stupidaggini e banalità sugli anni 50 per culminare il nefasto revival nostalgico-apologico messo goffamente in piedi col pretesto della inspiegabile rielaborazione letteraria da parte di Gabriel Garcia Marquez sul torbido caso di Wilma Montesi

– a Pordenone ancora la solita mania di richiamare l’ attenzione e suscitare clamore solo per esibizionismo narcisista e per farsi notare : adesso Toni Capuozzo vuole addirittura darci da bere che sono stati dei marziani ad assassinare Annalaura Pedron una giovane ragazza apparentemente normalissima ma che in realtà invece era un emissario dei Telsen Tao, una setta di sciroccati fanatici dei viaggi astrali oltre che della grappa  (disegni a corredo di Roberto Baldazzini)

– Una balsamica giornata rinchiusi e segregati con le suore di clausura nell’ antico monastero delle Clarisse a Sezze 

– Massimina sedicente transessuale ma mai operato pur se mai inoperoso

– PERE UBU il famigerato gruppo di new wave stridente from Cleveland col cantante frontman sovrappeso benchè vegetariano David Thomas che Stefano Tamburini chiamava affettuosamente “ciccione”

– mandato definitivamente in pensione anche quel ciarlatano di Mayakovsky con le sue ridicole tesi sul controllo della pubblicità che deve essere alienato dal mercato, l’ Urss finalmente si rinnova anche nel campo di commercials & advertising organizzando a Mosca una imponente Fiera della Reclame

– nel frattempo (sempre in Russia) è in costante mutamento e metamorfosi anche la scena artistica, di cui ci vengono sciorinate le incomprensibili opere di Lev Tabenkin, Maxim Cantor, Ivan Lubennikov, Evghenij Dybskij, Shutov Serghej

– e grazie alla nuova aria che tira (sempre là nell’ ormai ex impero comunista) pure lo sfacciato regista georgiano OTAR IOSELIANI può riaffacciarsi alla ribalta cinematografica, con i suoi atroci mattoni di celluloide talmente pesanti, insopportabili ed indigeribili da abbattere muri, barricate, pregiudizi, flase coscienze e soprattutto i poveri spettatori, e tutto questo – ricordiamocelo – per merito dello sciagurato riformatore Gorbaciov

– in IRLANDA invece il vento è quello di sempre, ovvero gelido, e come al solito i vecchi poeti e i terroristi dell’ IRA si riscaldano tracannando smodatamente superalcolici

– le risposte sagaci e sferzanti di Aldo Busi ai quesiti dei lettori e dei curiosi

RACCONTI 

– Flann O’Brien : Il fratello di John Duffy  (traduzione di Daniele Benati , illustrazioni a corredo di Stefano Ricci)

– Tony Cafferky : Polvere lunare  (traduzione di Daniele Benati , illustrazioni a corredo di Francesca Ghermandi)


FUMETTI :

– José Antonio Muñoz e Carlos Sampayo – EUROPA IN FIAMME (4)

Patrick Cauvin + Enki Bilal : FUORI GIOCO  Hors-Jeu testo + illustrazioni , 1a parte)

– Lorenzo Mattotti + Jerry Kramsky : LA ZONA FATUA  ( 5a parte) 

– Massimo Giacon & Mimì Colucci : GLORYA & VYCTORYA a spasso nello spazio

– Otto Gabos : THE LODGER

– Francesca Ghermandi : HIAWATA PETE 

– Massimo Semerano : DOTTOR CIFRA



PERSONAGGI (schede di 1 pagina ciascuna) :

– ENKI BILAL
– DAVID VAN TIEGHEM

tutto a colori , 64 pagine, formato cm. 29×42,9

CONDIZIONI BUONISSIME, MARCA DI PIEGA NELLA PARTE SUPERIORE DESTRA, PICCOLO FRAMMENTO MANCNATE NELLA PUNTA DELL’ ANGOLO SUPERIORE DESTRO DI COPERTINA

Annalaura Pedron

Annalaura Pedron


Data pubblicazione:19/05/2008

Annalaura Pedron, 21 anni, è stata assassinata il 2 febbraio 1988, nell’appartamento dove lavorava come baby sitter a Pordenone. Il suo omicidio, rimasto un “cold case” per 20 anni, è forse a una soluzione. Massimo Olivotto, commissario capo della Squadra Mobile di Pordenone, ha infatti deciso di riaprire le indagini. Grazie alle moderne tecniche scientifiche è stato possibile isolare tra i reperti dell’epoca tracce ematiche non appartenenti alla vittima e risalire in questo modo al DNA del presunto assassino.
Secondo una ricostruzione dei fatti del programma “Telefono Giallo”, trasmesso qualche mese dopo l’omicidio, Annalaura Pedron il 2 febbraio 1988 stava accudendo il bambino a cui da qualche tempo faceva da baby sitter. La madre del bimbo era tornata intorno alle 12,45, ma non riusciva ad aprire la porta. Poiché il campanello suonava a vuoto, il telefono risultava occupato e il piccolo piangeva, aveva chiamato i vigili del fuoco. Una volta nell’appartamento, la donna aveva notato la ragazza distesa sul tavolino del salotto, la base della lampada rotta, con alcuni cocci vicino al corpo, e il paralume riverso sul tavolino. Vicino al viso della ragazza c’era un cuscino azzurro e il ricevitore del telefono era staccato dall’apparecchio. La donna disse di avere notato poco sangue: qualche macchia sul divano, sui cocci della lampada, sul citofono, nel lavandino in cucina in un bicchiere misto ad acqua e su uno strofinaccio sempre in cucina. Secondo l’ipotesi avanzata da “Telefono Giallo”, a seguito forse di una discussione animata c’era stata una colluttazione. Sul collo della vittima c’era il segno di un tentativo di strangolamento con un pezzo di nastro adesivo, trovato poi sul postoarrotolato fino a formare una sottile corda. Sul collo e sul torace c’erano dei tagli fatti con uno dei cocci della lampada. La ragazza era seminuda, ma sarebbe stata spogliata quando era già morta, forse per simulare un tentativo di violenza sessuale.
Gli investigatori già allora ebbero l’impressione che la scena del delitto fosse stata artefatta, forse dallo stesso assassino o da qualcuno chiamato in aiuto. Forse l’assassino aveva lasciato qualche traccia, si era tagliato con i cocci e parte del sangue era suo, ma con i mezzi di indagine di allora non fu possibile accertarlo.
Le indagini si concentrarono inizialmente sul fidanzato della vittima e si estesero successivamente a 12 membri dell’associazione “Telsen Sao”, di cui faceva parte Annalaura Pedron. Era questa una setta guidata dal capo carismatico Renato Minozzi, con forti connotazioni religiosecondannata dalla Chiesa al punto che fu rifiutato un funerale cattolico alla ragazza uccisa. I membri della setta dichiaravano che, sotto la guida del loro maestro, compivano viaggi “astrali”, abbandonando il loro corpo terreno. Inoltre, grazie a delle strane antenne poste sul tetto dell’associazione, essi comunicavano con esseri “astrali”, già incontrati da Minozzi. Ogni adepto aveva un nome. Annalaura si chiamava “Eviana” e faceva parte anche di un gruppo musicale, sempre formato da adepti di “Telsen Sao”, tra i quali il suo fidanzato e la figlia di Minozzi.
Dopo 20 anni, la riapertura dell’inchiesta e l’individuazione di un DNA diverso da quello della vittima sui reperti dell’epoca hanno permesso alla Squadra Mobile di Pordenone di risalire al presunto assassino. Si tratterebbe di David Rosset, membro della setta “Telsen Sao”, che oggi ha 34 anni e ne aveva solo 14 all’epoca dei fatti. Le indagini, estese anche ad altri esponenti della setta allora ritenuti insospettabili, hanno permesso inoltre di iscrivere nel registro degli indagati anche la madre del giovane, Rosalinda Bizzo, con l’accusa di vilipendio di cadavere. Per gli investigatori sarebbe infatti lei la persona accorsa in aiuto dell’assassino per inscenare un depistaggio. Una testimonianza dell’epoca, peraltro, riferiva di una donna bionda arrivata sul luogo in macchina quella mattina di pioggia.
Secondo Antonio Bacci, responsabile della redazione di Pordenone del “Messaggero Veneto”, che ha seguito a lungo la vicenda, David Rosset potrebbe essere stato colpito dalle esperienze vissute nella setta “Telsen Sao”, con la quale sarebbe entrato in contatto fin dalla tenera età tramite la sua famiglia, che ne faceva parte. Nella setta c’erano ragazze molto avvenenti, come Annalaura Pedron. E’ possibile che egli si fosse forse fatto un’idea sbagliata della ragazza e fosse andato a trovarla sul posto di lavoro. Al suo rifiuto, la situazione potrebbe poi essere precipitata fino alle estreme conseguenze. La ragazza sarebbe morta soffocata da un cuscino tenuto a lungo sul viso.
Rosalinda Bizzo, madre di David Rosset, era la pilotessa dei viaggi astrali di “Telsen Sao”. All’epoca dei fatti ci fu un tentativo di evocare le modalità dell’omicidio.  E fu proprio Rosalinda Bizzo a fare questa evocazione.

GIALLO RISOLTO

Delitto Pedron, 21 anni dopo il Dna incastra l’assassino

La procura di Pordenone chiede il giudizio per David Rosset, all’epoca 14enne. La ragazza di Oderzo era la sua baby sitter e ne avrebbe rifiutato le avance

Il volto di Annalaura Pedron (web)

Il volto di Annalaura Pedron (web)

TREVISO – Collegato a un delitto attraverso il Dna, un delitto che risale a 21 anni fa. Per la procura di Pordenone fu David Rosset, che all’epoca aveva 14 anni, a strangolare Annalaura Pedron, vent’anni, di Oderzo, baby-sitter colpevole di aver rifiutato le avance del ragazzino. La morte violenta della Pedron risale al 1988. Le tecniche investigative contemporanee hanno permesso di attribuire il Dna rilevato nell’appartamento di Pordenone dove avvenne il delitto.

Annalaura Pedron (web)
Annalaura Pedron (web)

Rosset «si era infatuato della baby-sitter ma lei lo rifiutò», sostiene la procura di Pordenone nella ricostruzione anticipata dal Messaggero Veneto. Da qui la chiusura dell’indagine da parte dei pm Valentina Bossi e Chiara de Grassi, con richiesta di condanna per il 35enne David. Il 2 febbraio 1988, al mattino, al quarto piano di Via Colvera 4, a Pordenone, fu scoperto l’omicidio di una ragazza. Annalaura Pedron, baby-sitter del bambino della famiglia De Gottardo-Giorgi, era morta soffocata: nastro adesivo o forse un laccio stretto al collo disse l’autopsia.

La vittima, come il piccolo Rosset, apparteneva alla setta dei Telsen Sao, guidata da un santone della zona. Ma il delitto, si scopre ora, andrebbe ricondotto al movente passionale. La mattina del 2 febbraio, «tra le 9 e le 10», David fa vista ad Annalaura nella casa dove la ragazza lavora. Il ragazzo «tenta un approccio sessuale – dicono i pm – ma lei lo respinge e scatta la furia omicida». David stringe un nastro al collo della ragazza, fino al soffocamento. Fugge Rosset, non prima di aver ripulito la scena del crimine. Rimane però una macchia chiara, che la scientifica mette tra i reperti. Ventun anni dopo, la tecnica collega la traccia alla (presunta) mano omicida. E a decidere sulla richiesta di giudizio per Rosset, che all’epoca era minorenne, spetta ora al Tribunale per i minorenni di Trieste.

15 maggio 2009(ultima modifica: 20 maggio 2009)

Rosset assolto 25 anni dopo l’omicidio di Annalaura Pedron

I giudici l’hanno ritenuto incapace di intendere e di volere al momento del delitto, quando aveva 14 anni. L’accusa ricorrerà in Cassazione

ODERZO. Assolto perchè non imputabile. Questa, a distanza di 25 anni dall’omicidio di Annalaura Pedron – originaria di Oderzo – il 2 febbraio 1988 a Pordenone in via Colvera, la sentenza emessa dai giudici della Corte d’assise d’appello di Trieste nei confronti di David Rosset, 41 anni, pordenonese.

L’uomo, che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, è stato identificato dagli inquirenti come l’autore materiale del delitto diversi anni dopo l’omicidio della babysitter, grazie all’utilizzo del Dna e delle nuove tecnologie investigative. Il caso aveva fatto discutere moltissimo, alla fine degli anni Ottanta, a Pordenone, perchè la vittima apparteneva alla setta di Telsen Sao, frequentata anche dall’accusato, pur giovanissimo.

Rosset non ha mai partecipato alle udienze nè ha mai preso posizione circa la propria colpevolezza o innocenza. Anche ieri, come sempre, era assente in aula.

Silenzio surreale alla lettura della sentenza, avvenuta alle 12.45.

L’accusa, pur non avendolo ancora annunciato ufficialmente, ricorrerà in Cassazione, dopo la vana richiesta di condanna a 24 anni di reclusione. La difesa sperava in un’assoluzione nel merito e non legata all’incapacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti o comunque il giorno del delitto (la motivazione sarà depositata dai giudici entro 90 giorni).

La famiglia di Annalaura, dal canto suo (padre,

madre e sorella) resta in vana attesa di giustizia, sballottata fra le aule dei tribunali con un verdetto diverso a ogni grado di giudizio e senza alcuna parola, sinora, da parte dell’accusato, su cosa accadde davvero quel 2 febbraio 1988 nell’appartamento in cui Annalaura prestava servizio.

19 luglio 2013





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