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cinevita 46 LA CONTESSA CASTIGLIONE doris duranti andrea checchi countess of

84,50

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Descrizione

COLLANA CINEVITA ALBI FILM


LA CONTESSA CASTIGLIONE

the countess of Castiglione

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FOTOROMANZO CON RIDUZIONE E ADATTAMENTO DALLA OMONIMA PELLICOLA CINEMATOGRAFICA, PRODUZIONE NAZIONALCINE / MANENTI S.A. , 1942

INTERPRETI :  DORIS DURANTI, ANDREA CHECCHI, LAMBERTO PICASSO, RENATO CIALENTE, ENZO BILLOTTI, ANNIBALE BETRONE, GIACOMO MOSCHINI, CLARA AUTERI PEPE
REGIA : FLAVIO CALZAVARA

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IN SECONDA DI COPERTINA :TU, POVERO AMORE !… – romanzo di Nerina Majorino Jori


IN QUARTA DI COPERTINA : OSPEDALETTO X14 – novella di Giulio Tramballi



Imperituramente scolpita tra i prodigi , le meraviglie e i fiori all’ occhiello del ventennio fascista, insieme alla bonifica dell’ agro pontino, alla Fiat Topolino, al polo chimico di Ferrara e ai treni che arrivavano in orario, la diva di regime per antonomasia Doris Duranti offre il meglio di sè in questa memorabile recitazione dove interpreta con anima, corpo, bocca e sedere i panni eroici ed irredentisti della leggendaria e molto chiacchierata contessa di Castiglione, una delle figure chiave del risorgimento italiano, anzi una vera e propria fessura strategica attorno alla quale – in un continuo rimbalzare tra ministeri, letti, gabinetti, regge, alcove e scrivanie – si intersecarono gli equilibri diplomatici e si ammucchiarono le vicende storiche più delicate e cruciali dell’ unità nazionale, nel contesto di una accanita ed ostinata rivalità amministrativa e militare che implicava, influenzava e coinvolgeva i maggiori protagonisti della poltica europea sempre tutti intenti a maneggiare e ad infierire su di lei con il loro personale e smanioso passepartout, ma ,nonostante questo pesante e turgido fardello da subire, nessuno è mai riuscito a gettare fango e discredito sul suo prestigio e sul suo onore, nè le calunniose campagne di propaganda diffamatoria degli austriaci nè il disprezzo secessionista e scismatico della lega nè la scialba e mediocre recitazione di Francesca Dellera nell’ atroce sceneggiato televisivo di qualche anno fa, pietoso remake non necessario, non richiesto e non gradito di questa importante e fondamentale pellicola del nostro cinema .

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TRAMA IN BREVE :  La Contessa Castiglione alla quale il cugino
Conte di Cavour ha affidato a Parigi un delicatissimo compito mondano
diplomatico in collaborazione all’ambasciatore Conte Nigra, amò nella
adolescenza un giovane carbonaro, mazziniano imperterrito e avverso al
Cavour e alle sue arti diplomatiche. Tornato questo dall’esilio proprio
in un momento culminante delle manovre parigine della Castiglione, la
sua comparsa fa riaccendere in lei la fiamma giovanile non ancora
sopita. Nell’alternativa in cui viene posta dal suo amante essa, sia
pure a malincuore, sacrifica il suo amore per compiere sino alla fine la
sua patriottica missione.

SYNOPSIS : Il conte di Cavour incarica la cugina contessa Castiglione di un
delicatissimo compito diplomatico. A Parigi la donna incontra un giovane
carbonaro amato tempo addietro e la fiamma si riaccende. Ma il dovere
ha la meglio sull’amore. Tra il ’42 e il ’43 F. Calzavara girò ben 3
film con D. Duranti. Non è il migliore dei tre.

Plot : Doris Duranti in the role of the countess Castiglione, Enzo Biliotti as
Napoleon III and Maria Pia Spini in the role of the Empress Eugénie

A Parigi, mandata da Cavour in missione diplomatica per sedurre
l’imperatore Napoleone III, Virginia Oldoini reincontra un vecchio
amore, Baldo Princivalli, ostile alla politica di Cavour. Virginia riesce a non cedere al sentimento e condurrà a termine l’incarico.

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COLLANA CINEVITA – CINEFOTOROMANZO COMPLETO, ANNO VI N.46 anno VII, 10 GENNAIO 1943 – XXI,
EDIZIONI EDITAL MILANO, SPILLATO, 12 PAGINE,
FORMATO ORIZZONTALE cm. 30,5×21,7, STAMPA INTERNA IN COLOR SEPPIA,   CONDIZIONI BUONISSIME

File:Doris duranti.jpg
Doris Duranti
(Livorno, 25 aprile 1917Santo Domingo, 10 marzo 1995) è stata un’attrice italiana, una delle prime “dive” del cinema italiano e attrice di spicco del cosiddetto filone dei telefoni bianchi; fu anche celebre per la sua rivalità con Clara Calamai.Il debutto e il successo

L'attrice Doris Duranti

Inizia la sua carriera giovanissima con alcune apparizioni minori, come comparsa in L’urlo di Corrado D’Errico  , in Vivere di Guido Brignone e in La gondola delle chimere di Augusto Genina; nel 1936, sempre con Genina, lavora nel film Squadrone bianco, girato in Libia .

Molto importante, per la sua carriera, sarà l’agente cinematografico Eugenio Fontana, che ne curerà, per molti anni i rapporti con i produttori e registi.

In Sentinelle di bronzo (1937),
la Duranti consegue il suo primo grande successo da protagonista,
interpretando una donna di colore; da quel momento diventa una stella
del cinema e si fa notare, tra l’altro, per l’eleganza con cui si muove
sulla scena e per i suoi lineamenti aggressivi.

Tra le sue più riuscite interpretazioni vanno inoltre ricordate Cavalleria rusticana (1939) e Carmela (1942).

In quest’ultimo film Doris Duranti si mostra a seno nudo, dando vita ad una celebre “querelle” con l’altra grande diva del cinema italiano di quegli anni, Clara Calamai, apparsa in una scena analoga nel film La cena delle beffe (1941). La Duranti teneva a dire che «il
mio fu il primo seno nudo ripreso all’impiedi, apparve eretto com’era
di natura, orgoglioso, senza trucchi, invece la Calamai si fece
riprendere sdraiata, che non è una differenza da poco»
. Purtuttavia,
contrariamente a quanto sostenuto dalla Calamai, la prima a mostrare il
seno nudo nella storia del cinema italiano fu Vittoria Carpi nel film La corona di ferro, di Alessandro Blasetti (1940)

http://labellezzaeunaferita.files.wordpress.com/2011/03/duranti.jpg?w=301&h=472

Diva del regime

Divenuta l’attrice più ammirata e pagata del regime fascista, la Duranti inizia una relazione sentimentale con il gerarca toscano Alessandro Pavolini, ministro della Cultura Popolare. La relazione viene in un primo momento osteggiata, ma poi tollerata da Mussolini che, pare, fosse rimasto colpito positivamente dalla Duranti nel film Il re si diverte (1941).

Divenuti amanti, alla caduta del regime fascista l’attrice segue Pavolini al nord, stabilendosi prima a Venezia, dove la Repubblica Sociale Italiana intendeva ricostruire parte di Cinecittà, e successivamente sul Lago di Como, .

Ma ben presto gli eventi storici portano verso la rovina la Repubblica Sociale Italiana, e conseguentemente Pavolini che, prima di essere catturato e ucciso, riesce a far avere alla Duranti un passaggio per la Svizzera e l’attrice si trasferisce a Lugano;
qui viene incarcerata dagli svizzeri e, durante la detenzione, tenta di
uccidersi tagliandosi le vene. In seguito sposa un tenente di polizia e
si trasferisce con lui in Sudamerica, dove risiederà per diversi anni.

Tornata in Italia nei primi anni 50 incontra Mario Ferretti, famoso giornalista e radiocronista, i due si innamorano e decidono di trasferirsi in Sud America a Santo Domingo, dove aprono un ristorante.

Gli ultimi anni

L’ultima apparizione della Duranti sul grande schermo risale al 1976 nel film Divina creatura, diretto da Patroni Griffi e interpretato accanto a Laura Antonelli.

L’attrice si spegne nel 1995 a Santo Domingo, dove si era trasferita da tempo, all’età di 78 anni.

La vita di Doris Duranti è stata soggetto di una fiction televisiva, trasmessa da Raiuno nel 1991. Il lavoro, intitolato Doris una diva di regime era firmato da Alfredo Giannetti e vedeva Elide Melli come protagonista.

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Duranti, Doris   b. April 25, 1917  d. March 10, 1995
Actress.
Born Dora Durante, she is remembered for her roles in “Aldebaran,”
“Under the Southern Cross,” “The King’s Jester,” “The Lion of Damascus”
and “The Countess of Castiglione.” After World War II, Doris Duranti
fled to South America after being involved with Alessandro Pavolini, a
Minister in the fascist government of Italian Social Republic led by
Benito Mussolini.

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La Duranti, al secolo Dora Durante, nacque a
Livorno,25 aprile 1917 dotata fin da giovanissima di un fisico
aggressivo e di una innata eleganza iniziò la sua carriera con alcune
apparizioni minori, come comparsa in “L’urlo” di Corrado D’Errico, in
“Vivere” di Guido Brignone e in “La gondola delle chimere” di Augusto
Genina; in Libia nel 1936, sempre con Genina, lavorò nel film “Squadrone
bianco”.


Ma è con Sentinelle di bronzo (1937) che la
Duranti, interpretando come protagonista una donna di colore, conseguì
il grande successo diventando da quel momento una stella del cinema e
facendosi notare, giungendo presto a divenire l’attrice più ammirata e
pagata del regime fascista. Protagonista in ruoli di “femme fatale”,
fornì le sue prove migliori in “Cavalleria rusticana” (1939), tratto
dall’atto unico di Giovanni Verga, Tragica notte (1941) e, soprattutto,
in “Carmela” (1942), da un racconto di Edmondo De Amicis, nel quale
recitò la parte di una ragazza impazzita per amore.


Fu proprio sul set di “Carmela” che ebbe l’incontro che gli cambiò la vita quello
con Alessandro Pavolini allora Ministro della Cultura Popolare. Sembra
che fu amore a prima vista. Amore segreto però e nascosto, anche se non
troppo bene, visto che Pavolini era già da tempo sposato e padre di tre
figli. Lo stesso Mussolini originariamente osteggiò il rapporto ma alla
fine gli diede il suo beneplacido con una pacca sulla spalla e dicendo
“la capisco” (sembra infatti che lo stesso Benito avesse un debole per
Alida Valli). Pare, infatti, che il Duce fosse rimasto colpito
positivamente dalla Duranti che recitava nel film “Il re si diverte” del
1941.


Dopo l’8 settembre, andando contro il proprio interesse per puro amore, Doris decise
di seguire il suo uomo a Salò. Ivi fu ospitata a Villa Sucotina, presso
Como, forse sarebbe meglio dire nascosta per evitare le violente
rappresaglie dei partigiani. Oramai arrivati alla fine dell’esperienza
repubblicana Pavolini si preoccupa di far riparare in Svizzera la
Duranti con una valigia contenente: un vestito ed biglietto con su
scritto “grazie per la tua fedeltà e per il tuo bene”.


Nel dopoguerra, registi che un tempo erano stati fascisti ed erano stati pasciuti
dal Regime, ad esempio Rossellini, la ostracizzarono e lei emigrò in
Sud America. La sua ultima interpretazione è stata quella della signora
Fones in “The Divine Nymph” (La divina creatura, 1976), di Giuseppe
Patroni Griffi interpretato da Laura Antonelli. Nel 1991 Rai 1 trasmise
un film tratto dalle sue memorie intitolato “Doris una diva di regime”
firmato da Alfredo Giannetti e vedeva Elide Melli come protagonista. Si
spense il 10 marzo del 1995 a Santo Domingo all’età di 78 anni.


Storica è la sua rivalità con l’altra grande diva del cinema italiano di quegli anni, Clara
Calamai soprattutto per una celebre “querelle” riguardante un nudo. Nel
film “Carmela”, infatti, la Duranti si mostrò a seno nudo, e teneva a
dire che “il mio fu il primo seno nudo ripreso all’impiedi, apparve
eretto com’era di natura, orgoglioso, senza trucchi, invece la Calamai
si fece riprendere sdraiata, che non è una differenza da poco”.
Purtuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Calamai, la prima a
mostrare il seno nudo nella storia del cinema italiano fu Vittoria
Carpi nel film “La corona di ferro”, di Alessandro Blasetti. 





Andrea Checchi

 


Andrea
Checchi (1916-1974) è stato forse il primo vero attore “moderno” che il
cinema italiano abbia avuto. Moderno perché antidivo a dispetto della
notorietà, moderno perché la sua figura dimessa ne faceva un perdente
nato, un predestinato al fallimento.
Fiorentino di nascita, si trasferì a Roma per frequentare, ancora
giovanissimo, il Centro Sperimentale di Cinematografia. Debuttò
diciottenne nel kolossal 1860 di Alessandro Blasetti, e apparve
poi in ruoli minori in numerosi film degli anni ’30. Sul finire del
decennio la sua interpretazione in L’assedio dell’Alcazar lo
impose all’attenzione del pubblico, e per qualche anno divenne il più
ricercato attor giovane del cinema italiano ed ebbe numerose parti da
protagonista sia in ruoli drammatici, che in commedie sentimentali.

Ma già nell’immediato dopoguerra appariva precocemente invecchiato, con
una perenne smorfia amara dipinta sul volto (ha solo trent’anni nella
foto a fianco!). Pur continuando a godere della stima di registi e
produttori, non si vide più affidare ruoli da protagonista, finendo per
diventare un comprimario “di lusso”. La sua maschera scettica e
disillusa lo rendeva particolarmente adatto al clima di quegli anni,
quando l’Italia stava cambiando pelle troppo in fretta, senza curarsi di
chi restava indietro. Checchi si specializzò quindi nella figura del
perdente, del marginale scarto di una società impegnata nella corsa al
successo; e tuttavia i suoi personaggi esprimevano nella sconfitta una
dignità e una grandezza che mancavano, ad esempio, al meschino «italiano
medio» di Alberto Sordi. Lavorò con tutti i maggiori registi italiani,
ma sono tanti (troppi) i film modesti e da dimenticare. Da ricordare è
invece Caccia tragica, intenso dramma sul banditismo postbellico, forse la migliore interpretazione della sua carriera.

WAR FILMS
E’ sorprendente il numero di pellicole di ambientazione bellica nelle
quali appare Andrea Checchi, ma in molte di esse recita modeste parti di
contorno. Resta comunque uno dei pochissimi attori italiani ad aver
interpretato negli anni ’30 film “eroici” d’ispirazione fascista, e nei
’60 plumbee opere di stampo antifascista.

La Contessa di Castiglione-La vulva d’oro del Risorgimento
 
contessa+di+castiglioneVirginia
Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoini (Firenze, 23
marzo 1837) nacque marchesa. Si dice però che il suo vero padre fosse
tale Giuseppe Potianowski di Monte Rotondo, uno squattrinato discendente
del re di Polonia.
Soprannominata “Nicchia”(per via del suo modo di rannicchiarsi),
Virginia era bellissima e intelligente: alta, bionda, occhi verdi
profondi e vellutati. Col tempo si sarebbe conquistata la fama di donna
più bella d’Italia e d’Europa e sarebbe riuscita a far risaltare il suo
fascino con abiti audaci, strani, a volte spettacolari, che non
indossava mai più di una volta. Adorava i colori lilla, indaco, malva e
violetto.
 
Per tutta la vita fu una grafomane posseduta dalla voglia di passare alla storia. Ci ha lasciato il Journal intime,
un diario in cui annotò di tutto, in particolare i suoi incontri
amorosi utilizzando una sorta di rozzo linguaggio cifrato. Così, ad
esempio, ne aveva inventato uno per camuffare i dettagli più intimi: “e”
stava per embrassements, baci e carezze; “b” per baci; “bx” per baci e carezze più intimi; “f” per rapporto completo.
Ne utilizzava uno anche per catalogare i suoi amanti: “FF” stava per fifty-fifty, ovvero 50% amore e 50% affari; “PR” significava pour revanche, per vendetta.
Fu un’abile spia.
 
Virginia dimostrò di essere molto disinvolta con gli uomini già
durante l’adolescenza. Con le donne invece ebbe sempre un rapporto
competitivo. Diceva infatti: “Le eguaglio per nascita, le supero per
bellezza, le giudico per ingegno.”
Ciò che ha sempre colpito gli storici è come la contessa riuscisse a
combinare un’indole passionale con un atteggiamento di lucida
freddezza. Difficile dire se amò mai veramente qualcuno.
 
Non ancora diciassettenne sposò il conte Francesco Verasis di
Castiglione Tinella e di Costigliole d’Asti, cugino di Camillo Benso di
Cavour. Egli sapeva che lei non lo amava, ma era determinato a sposare
la donna più bella d’Italia. Ne era profondamente innamorato e continuò
ad amarla nonostante i ripetuti tradimenti di lei tanto che, prima di
separarsi, si sarebbe rovinato per soddisfare i suoi capricci.
 
Dopo il matrimonio, Virginia si trasferì da La Spezia (la città in
cui viveva) a Torino e fece il suo travolgente debutto alla corte di
Vittorio Emanuele di Savoia, che ne rimase ipnotizzato.
E nemmeno lo stesso Cavour ne rimase indifferente ma, oltre alla bellezza, egli vide in lei una singolare vocazione all’intrigo.
Fu così che decise di ricorrere a lei per sedurre Napoleone III e
avvicinarlo alla causa risorgimentale. Il Conte di Cavour sapeva
benissimo, infatti, che senza l’aiuto della Francia, nessuna
indipendenza dall’Austria sarebbe stata possibile. Né si sarebbe potuto
eliminare lo Stato Pontificio che ancora occupava tutto il centro
Italia.

 
Così si trasferì a Parigi col marito e il suo successo a corte fu
immediato e spettacolare. La sua prima apparizione a Palazzo la vide
seminuda come una dea dell’antichità.
Le dame, eccitatissime, dimenticarono l’etichetta e salirono su
poltrone e divani per meglio poterla osservare. Gli uomini erano tutti
letteralmente ipnotizzati.
E naturalmente, Napoleone III non resistette al suo fascino. Dopo
mezz’ora d’amore nella camera azzurra del castello di Compiègne, la
missione di Virginia era compiuta.
La Contessa di Castiglione fu impiegata come spia di Stato anche durante la Seconda guerra d’Indipendenza.
Dopo la separazione, il marito morì tragicamente schiacciato dalle
ruote della carrozza reale. Virginia perse anche l’unico figlio,
Giorgio, stroncato dal vaiolo.
Morì sola e psicologicamente instabile il 28 novembre 1899 a Parigi, dopo anni di vita ritirata.
 
Si dice abbia avuto 43 amanti tra i personaggi più influenti del
suo tempo, riuscendo a gestirne anche mezza dozzina contemporaneamente
senza che nessuno sapesse degli altri.
 
La Contessa di Castiglione rivoluzionò anche la moda intima
femminile facendo notare, forse per prima, quale effetto avesse sugli
uomini la raffinata fantasia delle sottovesti.
Per questo adottò leggeri indumenti intimi di raso o seta neri al
posto delle precedenti, pesanti imbottiture e dei mutandoni legati alle
caviglie.
Introdusse anche il vezzo delle lenzuola di seta colorate, che lei amava nere, verdi o violette.
 E rinverdì la moda delle giarrettiere, già scomparse da tempo:
l’uso di ridotte culottes al posto delle lunghe braghe, imponeva anche
la scelta di calze di seta da fermare con vezzosi nastri che via via si
arricchirono di pizzi, piume, pietre preziose e scritte allusive.
 
Da Donne di piacere. Dalla schiava che salvò Roma alla contessa che fece l’Italia di Valeria Palombo, Sonzogno Editore

La Divine Comtesse

Virginia Oldoini, Countess di Castiglione (22 March 1837 – 28 November 1899), better known as La Castiglione,
was an Italian courtesan who achieved notoriety as a mistress of
Emperor Napoleon III of France. She was also a significant figure in the
early history of photography.
Born Virginia Elisabetta Luisa
Carlotta Antonietta Teresa Maria Oldoïni, on 22 March 1837 in Florence,
Tuscany to Marquis Filippo Oldoini and Marquise Isabella Lamporecchi,
members of the minor Tuscan nobility, she was often known by her
nickname of “Nicchia”. She married Francesco Verasis, conte di
Castiglione, at the age of 17. He was twelve years her senior. They had a
son, Giorgio.

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Her cousin, Camillo, conte di
Cavour, was a minister to Victor Emmanuel II, king of Sardinia, Piedmont
and Savoy. When the Count and Countess travelled to Paris in 1855, the
Countess was under her cousin’s instructions to plead the cause of
Italian unity with Napoleon III of France. She achieved notoriety by
becoming Napoleon III’s mistress, a scandal that led her husband to
demand a marital separation. During her relationship with the French
emperor in 1856 and 1857, she entered the social circle of European
royalty. She met Augusta of Saxe-Weimar, Otto von Bismarck and Adolphe
Thiers, among others.
The Countess was known for her
beauty and her flamboyant entrances in elaborate dress at the imperial
court. One of her most infamous outfits was a “Queen of Hearts” costume.
George Frederic Watts painted her portrait in 1857. She was described
as having long, wavy blonde hair, pale skin, a delicate oval face, and
eyes that constantly changed colour from green to an extraordinary
blue-violet.

The Countess returned to Italy
in 1857 when her affair with Napoleon III was over. Four years later,
the Kingdom of Italy was proclaimed, conceivably in part due to the
influence that the Countess had exerted on Napoleon III. That same year,
she returned to France and settled in Passy.
In 1871, just after the defeat
of France in the Franco-Prussian War, she was called to a secret meeting
with Otto von Bismarck to explain to him how the German occupation of
Paris could be fatal to his interests. She may have been persuasive, as
Paris was spared Prussian occupation.

In 1856 she began sitting for
Mayer and Pierson, photographers favored by the imperial court. Over the
next four decades she directed Pierre-Louis Pierson to help her create
700 different photographs in which she re-created the signature moments
of her life for the camera. She spent a large part of her personal
fortune and even went into debt to execute this project. Most of the
photographs depict the Countess in her theatrical outfits, such as the
Queen of Hearts dress. A number of photographs depict her in poses
risqué for the era – notably, images that expose her bare legs and feet.
In these photos, her head is cropped out.

Later yearsVirginia spent her
declining years in an apartment in the Place Vendôme, where she had the
rooms decorated in funereal black, the blinds kept drawn, and mirrors
banished—apparently so she would not have to confront her advancing age
and loss of beauty. She would only leave the apartment at night. In the
1890s she began a brief collaboration with Pierson again, though her
later photographs clearly show her loss of any critical judgement,
possible due to her growing mental instability. She wished to set up an
exhibit of her photographs at the Exposition Universelle (1900), though
this did not happen. On November 28, 1899, she died at age sixty-two,
and was buried at the Père Lachaise Cemetery in Paris.

Robert de Montesquiou, a Symbolist poet, dandy, and avid art collector,
was fascinated by the Countess di Castiglione. He spent thirteen years
writing a biography, La Divine Comtesse, which appeared in
1913. After her death, he collected 433 of her photographs, all of which
entered the collection of the Metropolitan Museum of Art.

The Countess’s life was depicted in a 1942 Italian film La contessa Castiglione and a 1954 French film La Contessa di Castiglione that starred Yvonne de Carlo.

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DIMENSIONE OTTIMALE DI REALTA’ ATTRAVERSO LA SCELTA E IL SUGGERIMENTO
DEGLI AGGETTIVI PIU’ GIUSTI, CONSONI ED APPROPRIATI . GARIBALDI E CAVOUR
HANNO FATTO L’ ITALIA, POI ALBERTO MANZI E GIANNI IPPOLITI HANNO FATTO
GLI ITALIANI INSEGNANDO LORO CON PAZIENZA A LEGGERE, SCRIVERE E FARE DI
CONTO, ADESSO CHE LA NOSTRA NAZIONE  E’ ORMAI (QUASI) DEL TUTTO
ALFABETIZZATA,
AGGETTIVIZZIAMOLA !!!

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TEMPI IN CUI VIVIAMO SONO SEMPRE PIU’ DURI, E ANCHE SOPRAVVIVERE SU
EBAY STA DIVENTANDO OGNI GIORNO PIU’ DIFFICILE.  SE VOLETE CONTINUARE A
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